#Sieditiqui

1.Siediti qui e raccontami chi sei.
Sono Sara, ho trentadue anni. Faccio l’educatrice in una comunità di ragazze adolescenti. Vivo al villaggio degli sposi, da sola: mi sono trasferita dopo aver abitato due anni e mezzo in casa Ali e radici come volontaria. Sono iscritta a scienze dell’educazione a Bergamo.
2.Come è stato il tuo primo incontro con la realtà della casa?
Stavo facendo formazione per entrare come volontaria residente nel progetto Emergenza Dimora. Nel frattempo, con un’amica, avevamo idea di poter aprire con l’aiuto di don Claudio una realtà simile a Emergenza Dimora ma per studenti universitari. Don Claudio ci ha bocciato la proposta, ma ci ha mandati da don Marco, che nel frattempo stava aprendo Ali e radici. Lui ci ha dato una settimana per decidere dato che il progetto doveva partire: era dicembre, ad aprile mi sarei trasferita. Ho deciso che mi interessava entrare in un’esperienza in fase di avvio piuttosto che in un progetto già rodato.
3.Cosa cercavi in quelle chiavi di casa?
Cercavo di mettermi in gioco, di essere autonoma con le mie possibilità, cercavo nuovi stimoli, nuove conoscenze. Cercavo una casa, lavoravo ma guadagnavo poco e non potevo permettermi un appartamento mio. Questa soluzione calzava a pennello, vista la mia voglia di uscire di casa (avevo 28 anni).
4.Raccontami di una situazione in cui hai capito il tuo ruolo di volontaria.
Un giorno entrando in casa ero di cattivo umore, ma una ragazza in quel momento mi ha fatto una battuta, l’ho vista nel solito posto in cui stava rannicchiata in cucina: mi è bastato quello per cambiarmi la giornata. Di solito era il contrario: dovevo essere io qui dentro quella di sostegno, di appoggio. Ho capito che potevo sia dare che ricevere. Forse è più quello che uno riceve di quello che dà.
Un altro episodio mi viene in mente. Una volta ho incontrato una delle ragazze in discoteca e ho deciso di riportarla a casa perché era in difficoltà. È stato più il “post” difficile da digerire perché lei era molto imbarazzata per la situazione, mentre io ci ridevo su. È stato come avere a che fare con una sorella più piccola che non ho mai avuto. Essere volontaria è come essere una sorella “ad elezione”.
5.Spiegami il senso del nome Ali e radici dentro alla tua storia.
Radici è per me relazioni. Ali sono tutti i cambiamenti che ho avuto durante questi due anni e mezzo di permanenza qui. Adesso mi sento donna, so che sembra una parola grossa ma mi sembra sia andata davvero così. Questa esperienza ha giocato molto nel rendermi consapevole di quello che sono. Mi viene in mente una rete fatta di tanti fili che si intrecciano in cui io posso andare da una parte all’altra della rete avendo la sicurezza di non cadere, anzi potendola usare come un tappeto elastico per saltare.
#agathàonlus #ognimercoledì