Bilancio sociale 2015

Bergamo, 3 maggio 2016

Pensieri in margine alla storia di Guillaumet, pilota d’aereo del servizio postale.
“La sua grandezza è di sentirsi responsabile. Responsabile di se stesso, del corriere. E dei compagni che sperano, poiché la loro gioia o il loro dolore sono nelle sue mani. Si sente responsabile nei confronti di quanto si va edificando di nuovo laggiù, nel mondo dei vivi, avendo egli il dovere di prendervi parte; e, nei limiti del suo lavoro, si sente un poco responsabile del destino degli uomini. (…)
Essere uomo significa appunto essere responsabile. Significa provare vergogna in presenza d’una miseria che pur non sembra dipendere da noi. Esser fieri d’una vittoria conseguita dai compagni. Sentire che, posando la propria pietra, si contribuisce a costruire il mondo”.
(Antoine de Saint-Exupéry, Terra degli uomini, 1939)

Assumersi la propria responsabilità, semplicemente, qui e ora.
Ecco un altro tratto del modello di uomo che sta accompagnando il nostro percorso di associazione e che desideriamo offrire alle nostre ragazze. Essere responsabili significa “rispondere”, cioè riconoscersi in relazione con gli altri e con il mondo. Significa vedere, ascoltare la storia e sentirsi interpellati, in prima persona. Significa mettersi in gioco e lasciarsi trasformare.
Certo non è facile, “troppo sbatti” (direbbero le nostre ragazze): la paura del cambiamento e l’inerzia ci farebbero sempre rimandare… Eppure il coraggio della responsabilità genera vita e gioia profonda, cambia noi e il mondo!

Presso i Celestini, Il 14 aprile 2016, la nostra associazione ha avuto la fortuna e l’onore di trascorrere alcune ore con Rita Borsellino, una donna responsabile.
Rita ha risposto alla violenza scegliendo la vita. Ha risposto alla strage di via d’Amelio non fuggendo, ma restando. Ha risposto al bisogno dei bambini del suo quartiere che chiedevano di capire, incominciando a testimoniare nelle scuole. Ha risposto alla meschinità e alla irresponsabilità anche di alcuni uomini dello Stato, scegliendo sempre e di nuovo la fiducia nelle istituzioni e il coraggio. Ha risposto alle persone che le chiedevano di continuare la battaglia della legalità, vincendo la propria timidezza e scoprendo una nuova forza in lei. Ha risposto anche al nostro invito a venire a casa nostra e alle domande delle nostre ragazze, mettendosi in gioco e condividendo con noi anche i propri ricordi più intimi e i suoi sentimenti. Rita ci ha regalato la prova concreta e storica che è possibile essere responsabili. Non solo. Ci ha testimoniato che proprio lo scegliere di essere responsabile fino in fondo rende liberi, nuovi e nella gioia.
Con la forza della sua esperienza di vita, Rita ha ricordato a noi e le nostre ragazze che nessuna condizione negativa può essere una scusa per non essere responsabili: sempre possiamo essere liberi di decidere in modo nuovo l’orientamento del nostro percorso di vita!

Linee progettuali del triennio

Nell’assemblea di bilancio del 14 maggio 2014, veniva rinnovato il mandato al Consiglio Direttivo, indicando queste sei azioni come le linee progettuali per il triennio 2014/2017:

– Rafforzare il legame con l’Istituto delle Suore Sacramentine e con il Patronato;
– Intensificare il legame tra Associazione Agathà e Coop Impronta;
– Consolidare la fase uno e due, cioè della Casa Ai Celestini e della Casa “Ali e Radici” nella dimensione della gestione delle risorse umane, professionali e volontarie, e della sostenibilità economica;
– Continuare e aumentare le sinergie con il territorio;
– Progettare la fase tre: appartamenti per l’autonomia;
– Entrare nel Coordinamento provinciale delle Comunità alloggio e delle rete famigliari

In questo secondo anno del mandato, quali passi in più abbiamo compiuto?

La festa per i 5 anni dell’Associazione

Il 27 febbraio 2016, abbiamo vissuto una giornata densa di emozioni, di parole e di incontri. La preparazione di questo appuntamento ha generato occasioni per puntualizzare e rilanciare i vari obiettivi delle linee progettuali.
La pubblicazione “Parlami di noi” (atto primo) esprime la trama sempre più fitta dei legami che stiamo tessendo fra Associazioni, Cooperativa, Suore e Patronato.
Mi sembra che la partecipazione ai diversi momenti della giornata (ben oltre le aspettative) sia stato un segno tangibile della rete nella quale ci collochiamo. Al tempo stesso, questo evento ha ulteriormente rafforzato contanti e consapevolezze.

Il legame con le Suore Sacramentine di Bergamo

L’estate scorsa, la Congregazione delle Suore Sacramentine ha fatto la scelta di unire in un’unica struttura organizzativa la propria presenza in Italia, la Provincia italiana. Questo passaggio ha comportato la nomina di un nuovo consiglio provinciale, con sede a Roma. Dal mese di settembre 2015, nel nostro Consiglio direttivo di Associazione, sr Maria Vecchi è stata sostituita come membro di diritto da sr Gabriella Grassi, nuova Madre provinciale, o da sr Iolanda sua delegata.
Ogni nuovo ingresso è una ricchezza per il Consiglio e permette ad un numero sempre più grande di consorelle di conoscere in modo approfondito l’attività dell’Associazione.

Per rafforzare il legame con le suore e per condividere con loro la decisione di essere solidali con situazioni più povere, la gita sociale di quest’anno sarà il 2 giugno 2016 a Mortizzuolo (Modena) vicino a Carpi, zona colpita dal terremoto e ancora segnata dal sisma. Proprio in questa zona, a vantaggio di una comunità parrocchiale senza strutture e senza parroco, la congregazione ha scelto di rispondere con generosità alla richiesta della Chiesa locale: ha voluto aprire una nuova comunità religiosa, come segno di vicinanza e di fiducia.

Entrare nel Coordinamento provinciale delle Comunità alloggio

Come decisone nella assemblea generale del 15 maggio 2015, dal mese di settembre 2015 in modo ufficiale siamo all’interno del Coordinamento: Enrica ci rappresenta.

Consolidare la fase uno e due

Il tema dell’essere responsabili in prima persona dell’azione educativa ha caratterizzato buona parte del percorso formativo che Paolo Tartaglione di Arimo ha offerto quest’anno a tutte le educatrici e gli educatori dì Agathà. Essere educatore di adolescenti significa assumere la responsabilità di decidere qui e ora, nella relazione con il minore. Significa sapere di avere le chiavi in mano e poter esercitare il proprio ruolo d’adulto, in prima persona, pronto poi a rendere conto in equipe, ai colleghi, delle proprie valutazioni e delle proprie scelte.

Casa ai Celestini

Mi sembrano tre gli elementi che, quest’anno in particolare, esprimono uno stile di responsabilità dell’equipe.

La creatività nell’articolare percorsi educativi.
In ascolto attento delle evoluzioni possibili di alcune storie di vita e in dialogo con i Servizi invianti, l’equipe educativa ha cercato offerte educative nuove e flessibili: oltre a forme di diurno e di diurno “territoriale”, si stanno sperimentando dei percorsi di accompagnamento in famiglia, di tutoring famigliare.

Lo sforzo per tradurre in progetto educativo l’esperienza di questi cinque anni.
Da diversi mesi, l’equipe educativa sta rileggendo i propri interventi e le proprie strategie nei diversi ambiti della vita della comunità per stendere un progetto educativo che abbia i colori di Agathà. L’obiettivo è quello di rafforzare la condivisione sui criteri educativi che guidano le scelte quotidiane e al tempo stesso di rafforzare tutti i fattori protettivi di resilienza.

L’attenzione all’utilizzo delle ore (auto osservazione)
In sintonia con la Cooperativa, stiamo insistendo perché ogni educatore sia sempre più consapevole e attento all’utilizzo delle proprie ore di lavoro. Anche questo si inscrive all’interno di uno stile responsabile. Senza venir meno alla decisione di investire nella compresenza e nella cura per il dettaglio nel nostro stile, ogni educatore è invitato a osservare con più attenzione la destinazione delle proprie ore e ad impegnarsi con passione e intraprendenza.

Nel mese di gennaio 2016, Francesco ha concluso la sua collaborazione e Enzo ha iniziato a far parte dell’equipe educativa dei Celestini.

Casa Ali e radici

Dall’agosto 2015, la Casa Ali e radici è al completo: tre volontarie residenti e quattro ragazze ospiti. In riferimento a questa nuova situazione è in vista della gestione della fase tre, ci è sembrato responsabile ampliare l’equipe: nel mese di marzo 2015 è entrata nell’equipe Manuela, poi nel 2016 Francesca (anno di volontariato CARITAS) e Valentina G.
A questo gruppo di lavoro sarà affidata la responsabilità educativa sui progetti delle ragazze accolte in semi-autonomia in Ali e radici, ma anche delle ragazze negli appartamenti (la fase tre) e della Casa di Villa di Serio.

Continuare e aumentare le sinergie con il territorio

Borgo Santa Caterina, Bergamo

Nell’assemblea generale del 15 maggio 2015, avevamo deciso “per un anno (sett 2015/sett 2016) un investimento di tre ore settimanali di un educatore dell’equipe dei Celestini, in coprogettazione con l’oratorio di santa Caterina: il nostro contributo sarebbe di formazione/sostegno agli animatori dei pre-adolescenti, con attenzione particolare alle femmine”.

Valentina L, educatrice dei Celestini, è entrata in questo progetto da dopo l’estate, con l’obiettivo di favorire esperienze di aggregazione positiva, in una logica di interventi educativi preventivi. Ha lavorato in stretto collegamento con l’oratorio (don Dario, l’educatore di territorio, gli animatori delle medie). In questo periodo, inizierà un’attività di formazione per i coordinatori del CRE.
Propongo all’assemblea di continuare questa collaborazione anche per l’anno sociale 2016/17.

In seguito ad alcuni episodi che avevano suscitato un dibattito attorno all’utilizzo dei cellulari a scuola, la Scuola Media del quartiere un intervento educativo nelle prime classi. Con 2 educatrici, per 4 ore in ognuna delle classi di Prima media, gratuitamente abbiamo messo a disposizione della scuola riflessioni e strategie che fanno parte della nostra esperienza educativa.

Villa di Serio

Alla fine di maggio 2015, la presidente della Fondazione Cavalli della scuola dell’infanzia di Villa di Serio, Elisabetta Asperti, mi ha contattato per proporre alla nostra associazione di condividere pensieri e progetti sull’appartamento delle suore Sacramentine situato al primo piano dell’asilo.
Alla fine dell’estate la comunità religiosa avrebbe concluso la propria presenza e la Fondazione ci chiedeva di progettare insieme un utilizzo sociale dello spazio. Perché proprio Agathà?
La Fondazione sapeva del legame fra le Suore Sacramentine e la nostra associazione e aveva conosciuto la nostra attività in favore delle ragazze e delle giovani donne.
Con un po’ di sorpresa, il Consiglio direttivo ha scelto di accogliere l’invito e di mettersi in gioco. Abbiamo visitato i luoghi e ascoltato le riflessioni già abbozzate dalla Fondazione. Abbiamo incontrato l’ambito di Albino per ascoltare anche i bisogni del territorio.

Nel gennaio 2016, abbiamo siglato un accordo a tre fra la Fondazione, l’Ambito di Albino e la nostra associazione per aprire un appartamento mamme con bambino. La gestione del progetto sarà di Agathà, attraverso l’equipe di Ali e Radici. Potranno essere ospitati due nuclei mamme con bambino. Se i lavori per l’apertura di un accesso autonomo e la sistemazione degli interni procedono secondo il cronogramma, la Casa dovrebbe aprire le sue porte nell’estate 2016.

La fase tre

Non appena abbiamo aperto la Casa Ali e radici, si siamo subito interrogati sul dopo, sulla fase tre appunto. L’equipe educativa e le volontarie residenti avevano intuito come fosse grande il rischio di sedersi di nuovo da parte delle ragazze in questa struttura. Così da subito abbiamo pensato degli appartamenti dove le ragazze neomaggiorenni fossero chiamate ad assumersi sempre più la vita quotidiana, gli impegni… Dal momento che la Casa di Villa d’Almé non era ancora disponibile (per un insieme di complicazioni amministrative), ci siamo messi alla ricerca attiva di altre soluzioni abitative.

Febbraio 2016: un appartamento della parrocchia di San Sisto in Colognola, per due posti.
Dai primi di marzo è già utilizzato.

Marzo 2016: un appartamento della Fondazione MIA ad Albano sant’Alessandro, per due persone. Dopo alcuni lavori di manutenzione e il recupero dell’arredo interno, da metà Maggio dovrebbe entrare la prima ragazza.

In entrambi i casi, l’associazione non è proprietaria degli spazi, ma ha sottoscritto un contratto d’affitto. L’equipe educativa di Ali e radici garantisce un accompagnamento dei progetti di vita delle ragazze, favorendone l’autonomia e l’inserimento sociale e lavorativo.

Preferiamo chiamarli “appartamenti educativi”, sulla scorta dell’esperienza di Arimo.
Intendiamo per educativo, quello stile che non si sostituisce alle ragazze, ma che al contrario vuole creare dello spazio perché ciascuna di loro possa sperimentarsi negli impegni dentro e fuori casa, anche confrontandosi con la frustrazione. Essere educatori in questa fase significa fare la fatica di essere accanto, ma ad una buona distanza. Educare significa non aspettare di vedere raggiunti tutti gli obiettivi di crescita, ma al contrario provocare ad un salto in avanti, spingere ad uscire “di casa” e ad assumere compiti nuovi: questa sfida genera energia e stimola ad attivarsi. Educare diventa un atto di responsabilità adulta nei confronti delle possibilità, spesso ancora inespresse, delle nostre ragazze. Forse l’obiettivo non è in primo luogo l’esercizio dell’autonomia, ma il rafforzamento della loro capacità di essere responsabili di se stesse e degli altri.

don Marco